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Buon viaggio Maestro
Quando un grande uomo di teatro lascia la vita terrena, ci ricorda quanto “ingombrante” fosse la sua presenza perché ne percepiamo l’assordante vuoto. Franco Zeffirelli è stato forse il più grande illuminato che abbia permesso al nostro mondo di trasformare l’inchiostro degli spartiti in opere d’arte visive perché se è vero che uno spartito non è musica fino a quando non viene eseguito da un musicista, l’immaginazione che stimola la musica trova il suo perfetto connubio nelle scene, nei costumi, nei fondali e nell’attrezzeria di scena.
Negli oltre 40 anni in cui ho frequentato i teatri lirici ho avuto la fortuna di vedere molti dei suoi spettacoli, l’ho potuto conoscere e ammirare. A differenza di altri grandi registi e scenografi che si sono succeduti negli anni, Franco Zeffirelli è riuscito a non copiare mai se stesso, a mantenere intatta la capacità di attingere alla sua più intima esperienza e trasformarla in opera (d’arte).
Era un artista che veniva dalla pittura e si vede, in ogni sua realizzazione, riesce a portare le sfumature sul palcoscenico, non solo le tinte unite. Ha avuto sempre grandissimo rispetto dei cantanti e ha sempre fatto in modo che fossero messi in condizione di fare quello per cui sono ingaggiati: cantare al meglio.
Il mondo cambia, il pubblico cambia, la percezione dell’opera lirica cambia ma due cose non cambieranno mai: cosa c’è scritto sugli spartiti e la voglia di emozionarsi da parte di ogni individuo.
Una volta il M° Gianluigi Gelmetti durante le prove del Rosenkavalier di Strauss all’Opera di Roma mi disse una frase che non ho mai più dimenticato, diventata pietra di fondamenta per tutto il mio pensiero: “Finché ci sarà qualcuno disposto a salire su un tavolo per raccontare una storia, ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltarla”.
Buon viaggio Maestro, grazie per aver dedicato tutta la tua vita a rendere questo nostro mondo un posto migliore.
Autore: Marco Frusoni
Data: 15/VI/2019
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