Nel Meta(verso) la lirica ha futuro?

Siamo all’alba di una nuova rivoluzione tecnologica: Facebook di Mark Zuckerberg cambia definitivamente nome (per il momento l’Azienda, poi si vedrà se anche il prodotto). Nasce Meta, un ecosistema sempre più virtuale, che mira ad accogliere sempre più persone e soprattutto a tenerle dentro di sé.

In questo universo ci sarà ampio spazio per la realtà virtuale e forse finalmente approderà su larga scala (ricordo che era il 1992 quando a Roma ci fu l’installazione, presso il centro commerciale Cinecittà 2, di un macchinario innovativo e rivoluzionario per la realtà virtuale promettendo che sarebbe stato il futuro dell’intrattenimento… sono passati 30 anni!). In un universo virtuale, dove sarà sempre più possibile avere un mondo parallelo, una dimensione alternativa al mondo che conosciamo finora, ci sarà posto per l’Opera?

Zuckerberg presenta Meta
ready player one film spielberg

Nel film “Il quinto elemento” (1997!), in un futuro prossimo immaginario, una cantante aliena intonava dalla Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, l’aria “Il dolce suono”, di fronte ad un’eterogenea platea ma rigorosamente dal vivo (per dovere di cronaca la voce registrata era del soprano Inva Mula).
Quello immaginato da Besson era un futuro ancora florido per l’Opera ma ancora dal vivo, con teatro, costumi, scene, orchestra insomma tutto quasi uguale (in realtà il soprano alieno potrebbe essere oggi benissimo un costume di una regia di Damiano Michieletto o Davide Livermore).

Quindi niente realtà aumentata o tantomeno virtuale eppure, come detto poco fa, la realtà virtuale già era stata inventata ed era già arrivata nei centri commerciali. Niente, non era previsto, l’Opera allora era in teatro e tale, per il regista del film su un futuro improbabile, sarebbe stato.

Ma si affaccia oggi un nuovo modo di vivere l’intrattenimento unitamente alla socialità: il meta-qualcosa, il virtuale sociale.
C’è da fare una precisazione importante: non è la prima volta che viene utilizzata tale tecnologia e di esperimenti se ne sono fatti, anche di successo.
Quello che aveva raccontato Ernest Cline nel libro “Player One” (diventato poi “Ready Player One” di Steven Spielberg del 2018) era un mondo virtuale, con visori agli occhi e tute aptiche per percepire realmente le sensazioni del mondo virtuale: bellissimo, per chi è come me uno Xennial (nato fra il 1977 e il 1983).

Ma nella realtà, cose del genere esistono? Si e si una di esse si chiama Second Life: un videogame che rappresenta un mondo virtuale con regole e anche una valuta tutti suoi, dove ci sono persone reali con avatar virtuali che lavorano nel gioco e guadagnano soldi da poter spendere sia dentro che fuori nel mondo reale. In questi giorni sta prendendo sempre più piede Earth2, dove è in atto la corsa per acquistare terra virtuale su una replica del nostro pianeta: c’è chi compra l’area urbana di Roma, chi un quartiere, chi un palazzo e chi terreni ad oggi impervi. Non è detto a dirla tutta che nel mondo virtuale abbiano successo gli stessi identici spazi della realtà, ma gli acquisti compulsivi sono in atto.
In Second Life si possono fare riunioni virtuali come se si fosse in presenza, ci sono giocatori che impersonano band che suonano, artisti, pittori, prostitute, ladri, di tutto ma la domanda è: l’Opera c’è? E se ci fosse, fa cassa (come piace tanto dire ai nostri addetti ai lavori)?.

Gli artisti, lirici in particolar modo, dovrebbero comprendere che il mondo evolve e le regole del gioco cambiano in continuazione.
Vale la pena creare un account su uno di queste piattaforme virtuali ed esibirsi? Sperimentare è sempre una buona abitudine, male che vada ci si è esercitati (che non è mai abbastanza). Limiti? Si, uno sicuramente: la qualità dell’audio. Il consiglio è quello di dotarsi di un’apparecchiatura di registrazione audio professionale (un cantante che si dica professionista non può non possedere, nell’era del digitale, un’apparecchiatura per registrare la voce in maniera professionale, oltretutto il mercato cinese ha abbattuto drasticamente i costi per accedere a tali tecnologie).

Parlando dell’Oriente, può essere utile soffermarsi su un fenomeno rilevante per questo discorso. Ci sono in Cina giovani ragazzi che guadagnano cifre impensabili rimanendo perlopiù seduti nella loro cameretta a fare dirette online, dove parlano di quello che vogliono o a volte cantano (più o meno bene). Da dove arrivano i soldi? Da investitori privati che li supportano economicamente attraverso abbonamenti fissi mensili che vanno da pochi euro ad anche migliaia. È così impensabile che un giovane cantante lirico si faccia supportare con questo sistema e studi in diretta streaming facendosi sostenere da chi crede in lui (o vuole solo essere intrattenuto)? Nel sistema delle dirette online esistono varie soluzioni di sostegno economico ricorrente (un sito in particolar modo ne è il capolista, si chiama Patreon
, ma anche il tanto chiacchierato OnlyFans può essere interessante) ma una cosa si può dire con certezza: il futuro è nel sostegno dei singoli piuttosto che nel pagamento da parte di realtà più grandi (nel caso dell’Opera, teatri o produttori).

Khaby Lame presenta Meta Zuckerberg
Consiglio
Imparate il prima possibile a registrarvi, sia audio che video, con ottima qualità, sperimentate le nuove tecnologie e non fermatevi ai primi insuccessi, la costanza è il segreto della riuscita in qualsiasi cosa

Il livello artistico è assai discutibile ma genera profitto e ormai questo conta più di ogni altra cosa.

Metaverso quindi, metafinanziatori, metaartisti ma soprattutto metafuturo: non fermiamoci ad esplorare soluzioni perché ad oggi, l’ultima cosa che costruiranno (se mai lo dovessero fare) su Marte è un teatro d’Opera.

Marco Frusoni CEO & FOUNDER of ArtsComMarco Frusoni
CEO & FOUNDER ARTSCOM

08/11/2021

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